Sulle tracce di New Moon alla scoperta di Volterra e Montepulciano
Sono arrivati i vampiri nella campagna senese, quelli arcinoti di New Moon, adattamento cinematografico del secondo dei quattro romanzi dell’americana Stephenie Meyer incentrati sulla storia d’amore tra il vampiro Edward Cullen e dall’umana Bella Swan. Ottima occasione per visitare Volterra e Montepulciano, rispettivamente ambientazione e set di una parte della vicenda, dove vivono i vampiri Volturi.
Volterra, città "magica e misteriosa", affonda le sue radici in tremila anni di storia. Città di vento e di macigno come la definì D’Annunzio per la sua posizione geografica, al culmine di un alto colle roccioso ad oltre 500 metri sul livello del mare da cui domina la distesa maremmana in straordinaria posizione panoramica a spartiacque tra le valli del Cecina e dell’Era.
Volterra, nella sua antichissima cerchia etrusca e nella più ristretta cinta duecentesca, è stata spettatrice superba dello svolgersi di tre civiltà, che in lei lasciarono gloriosissime vestigia: l’antica Etruria, con i suoi sepolcreti e riti misteriosi, con la sua arte tipica ed affascinante; il Medioevo turbinoso e ferrigno con le glorie del Comune ed infine il Rinascimento radioso, con il prorompere di nuove idealità, allietato dal perenne sorriso dell’arte e della bellezza. Dalle cerchia immane delle mura etrusche, vera opera di giganti, e dall’arco solenne e suggestivo della Porta all’Arco, monumento unico dell’antichissima civiltà tirrenica, si passa alla mole austera del Palazzo dei Priori, in prossimità delle absidi della Cattedrale di S. Maria Assunta (realizzata intorno al 1120, presenta una facciata con decorazioni di Nicola Pisano. L’interno, pur conservando la sua pianta romanica a croce latina, tradisce l’influenza rinascimentale con le navate laterali) ed ai fastigi della rinascenza con le eleganti linee del Palazzo Minucci. I turisti, tra i silenzi eloquenti del suo passato, in mezzo a bellezze naturali, con la magnifica visione del suo vastissimo orizzonte, tra i più belli d’Italia, trovano sollievo allo spirito depresso dall’affannosa vita quotidiana ed incitamento alla rievocazione delle antiche età che quivi hanno impresso in modo incomparabile il loro suggello.
La città di Volterra ed il suo splendido circondario sono, probabilmente, in Toscana, una delle realtà più diversificate e ricche di attrazioni. L’indiscutibile tradizione storica si unisce alla splendida natura che offre, dalla morfologia alla vegetazione, alla fauna, un patrimonio davvero imponente. Le testimonianze artistiche e monumentali di grandissimo rilievo possono essere ammirate semplicemente passeggiando per le vie del centro storico, ma anche visitando i musei cittadini. In particolare, al Museo Etrusco Guarnacci si può vedere l’urna cineraria tipica di Volterra e del suo territorio o l’ex voto allungato di giovinetto noto come Ombra della sera. Sembra sia stato il poeta Gabriele D’Annunzio a dare tale appellativo alla famosa statuetta votiva proveniente dall‘antica Velathri. Nel guardarla, gli venivano alla mente le lunghe ombre del tramonto. La sua grandissima fama è dovuta essenzialmente alla singolare forma di questo bronzo votivo che evoca l’ombra proiettata sul terreno dalla figura umana alla luce del tramonto e che trova singolari assonanze con opere di scultura contemporanea.
Questa sua "modernità", unita allo straordinario modellato delle forme, anomale per l’allungamento innaturale della figura ma, al contempo, perfettamente proporzionate, fanno di questo bronzo uno dei capolavori della scultura etrusca del III sec. a.C. La Pinacoteca Civica, con le sue opere, toglie il respiro. Basti citare la grande pala del Cristo in gloria (1492), commissionata al Ghirlandaio da Lorenzo de’ Medici, la Madonna col Bambino e Santi e la tavola dell’Annunciazione di Luca Signorelli (entrambe del 1491) per arrivare fino alla perla della collezione: la Deposizione dalla croce (1521) del Rosso Fiorentino. Non è da meno il Museo Diocesano d’Arte Sacra, che racchiude la Pala di Ulignano (1545) di Daniele Ricciarelli, quella di Villamagna del Rosso Fiorentino (1521) ed il busto reliquario di S. Ottaviano (seconda metà del XV secolo) del Pollaiolo.
Infine, l’Ecomuseo dell’Alabastro nella Torre Minucci che racconta la storia della lavorazione del prezioso minerale dagli Etruschi ai giorni nostri. All’interno della città si possono anche ammirare la chiesa dei Santi Giusto e Clemente, la Torre del Podestà e del Buonguidi, il Palazzo Pretorio. Particolarmente ben conservato è il teatro romano di Vallebuona, fatto costruire all’epoca di Augusto dalla famiglia Caecina, sulla falsa riga dello stile degli odeon greci. Si possono inoltre visitare l’Acropoli di Pian di Castello e la Necropoli etrusca, risalente al V secolo a.C. ed assai particolare per la sua struttura. Le tombe, infatti, non si elevano dal suolo, ma sono direttamente scavate nel sabbione del colle volterrano.
Splendidi anche gli itinerari a contatto con l’ambiente. L’Alta Val d’Era e le sue fattorie e pievi, le Valli settentrionali con i pittoreschi mulini ed i castagni, le gole ed i dirupi dell’Anello del Monte Nero, la Riserva di Berignone e la Foresta di Tatti, percorso in cui è possibile visitare due castelli, le Balze di Volterra con il loro splendido panorama.
La città è molto nota anche per le Rassegne del Volterra Jazz, che si tiene all’inizio di agosto, e per quella del Volterra Teatro, di richiamo internazionale, durante la quale si svolgono esibizioni teatrali, di danza, canto, poesia e cultura. All’inizio di settembre si svolge l’astiludio, una sorta di palio dove concorrono quattro squadre di sbandieratori.
Tra i prodotti tipici troviamo le carni di selvaggina, le zuppe, i funghi ed il tartufo bianco. Per i dolci invece il castagnaccio, il salame, fatto di crema, cioccolato e pan di spagna ed i migliacci, una sorta di crepes all’anice, i cantuccini, il panforte etrusco e gli ossi di morto, a base di mandorle e nocciole.
La particolare collocazione sulla dorsale collinare fra Valdichiana e Val d’Orcia ha segnato la storia della città di Montepulciano, che ha dato i natali al poeta ed umanista Angelo Poliziano, caratterizzandone anche il disegno urbano. Il paesaggio è reso ancor più gradevole dalle coltivazioni di olivi e vigneti e dai molteplici aspetti naturali della zona come le colline cretose ed i cipressi che modellano verticalmente il paesaggio. Partendo dalla parte bassa della città, all’esterno delle mura, si trovano la Chiesa di S. Agnese con portale gotico originale (XIV) e facciata a balzana del Viviani (1926), la Fortezza medicea del Sangallo e la trecentesca porta di Gracciano.
Entrando nel centro storico per la Porta di Gracciano, si può vedere la chiesetta di San Bernardo (XVIII secolo) realizzata dall’architetto Andrea Pozzo e numerosi palazzi rinascimentali fino ad arrivare al Palazzo Bucelli nel cui basamento sono murate numerose urne cinerarie e varie pietre e iscrizioni etrusche e latine. In Piazza Michelozzo si trova la bella chiesa di S. Agostino e la Torre di Pulcinella (circa XVI sec.) con la caratteristica maschera che batte le ore. Da non perdere sono le Logge del Grano o del Mercato, del Vignola, ed il Palazzo Cervini di Giuliano da Sangallo, con la caratteristica pianta ad U ed il cortile esterno. Una puntatina va fatta anche alla Chiesa di S. Maria dei Servi (XIV sec.) con facciata gotico - toscana ed un artistico portale.
All’interno si può ammirare un prezioso dipinto su tavola di Duccio di Boninsegna da Siena: la Madonna con Bambino. Piazza Grande è il centro monumentale della città. Il primo edificio che colpisce l’attenzione è sicuramente il palazzo comunale, che, rivestito in travertino, ricorda il famoso Palazzo della Signoria di Firenze e dalla cui torre si gode un’incantevole vista. Nelle belle giornate si possono vedere, dal lato della Val di Chiana, lontane catene di monti quali il Catria, i Sibillini, il Cimone, le vette più alte del Gran Sasso e, al di là delle cime preappenniniche, Perugia, il Subasio ed Assisi; dall’altro lato il Monte Amiata, la Val d’Orcia, Pienza, Monticchiello e, in lontananza, nei giorni più limpidi, le torri di Siena.
Si può ammirare, ai piedi degli Appennini la lunga striscia del Lago Trasimeno con le sue isole, ed i due laghi di Montepulciano e di Chiusi. Il Palazzo del Capitano del Popolo è uno degli esempi di arte gotica rimasti a Montepulciano; infine il Duomo, al cui interno si trova il trittico del senese Taddeo di Bartolo.
Come in tutta la Toscana e nel Senese, anche a Montepulciano la tradizione del "mangiare bene e sano" è tuttora intatta. Si possono trovare delle squisite specialità e soprattutto il "Vino Nobile di Montepulciano", uno dei più importanti vini rossi italiani, derivato dal vitigno Prugnolo gentile (Sangiovese grosso), dal colore granato ed il sapore asciutto, che viene presentato in anteprima nel corso di una manifestazione nel centro storico a febbraio.
Da assaggiare sono il Ravaggiolo, uno squisito cacio tenero conservato in foglie di felce; il pansanto (fettina condita con cavolfiore lessato, aceto e olio); i pici, una sorta di spaghetti fatti a mano, conditi al sugo di carne; le pappardelle al sugo di lepre, antico piatto di origine etrusca; la minestra di pane; la zuppa di verdure "ribollita" ed infine la minestra di farro.
Da non perdere il primo maggio, nel centro storico, la Fiera di S. Agnese per l’apertura dell’anno contradaiolo.
Sempre a maggio, nel cuore della Valdichiana, da non perdere è l’importante appuntamento con la "Fiera dell’Agricoltura di Tre Berte": tre giorni ricchi di eventi e di manifestazioni collaterali per ammirare i prodotti più genuini della terra, vedere all’opera le più sofisticate attrezzature agricole e zootecniche, fare un tuffo nel passato con dimostrazioni di antica vita rurale ed infine ammirare le più disparate razze equine sfidarsi in avvincenti gimkane. Per gli estimatori della buona cucina la manifestazione offre la possibilità di degustare i prodotti tipici della Valdichiana dal Vino Nobile di Montepulciano, al "Cacio" di Pienza, ai salumi, che hanno reso famosa la cucina di questo angolo di Toscana.
Ad agosto evento molto atteso e suggestivo è il Bravio delle Botti: si tratta dell’originale sfida tra le otto contrade di Montepulciano, Cagnano, Collazzi, Coste, Gracciano, Poggiolo, San Donato, Talosa e Voltaia, che si contendono un panno dipinto facendo rotolare botti del peso di 80 kg lungo un percorso in salita di 1800 metri. Le botti sono spinte da due uomini detti "spingitori", mentre il percorso della gara si snoda tra le suggestive strade del centro storico della città poliziana fino all’arrivo situato sul sagrato del Duomo in Piazza Grande.
La parola Bravìo deriva dal volgare Bravìum e sta ad indicare il panno dipinto recante l’immagine icononagrafica del Patrono della città, San Giovanni Decollato, in onore del quale si disputa il Bravio delle Botti. Prima di ogni gara in Piazza Grande si svolgono importanti e suggestive cerimonie come l’estrazione dell’ordine di partenza delle botti, la marchiatura a fuoco, la consegna da parte del Comune al Magistrato delle Contrade del "Panno del Bravio", l’offerta dei Ceri votivi al Santo Patrono nella Cattedrale. Nel pomeriggio inizia la sfilata del suggestivo Corteo Storico, composto da oltre 300 figuranti.
Infine, dopo il segnale dato dai rintocchi del Campanone del Comune, le botti cominciano a rotolare sulla pietra partendo dalla colonna del Marzocco. In circa 10 minuti il Bravio avrà il suo epilogo; solo una contrada potrà festeggiare la vittoria e prendere il Panno.
source:turismonews.it